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Reddito di Cittadinanza: congruità delle offerte di lavoro

Le offerte di lavoro sono tutto coerenti con il Reddito di Cittadinanza?












Il cittadino che beneficerà del Reddito di Cittadinanza (in partenza secondo le previsioni da marzo 2019) sembra potrà rifiutare fino a tre proposte di lavoro inoltrategli dai centri per l’impiego. Raggiunto tale limite perderà il diritto a continuare a percepire il sussidio. Ma tutte le eventuali proposte di lavoro sono in tal senso irrinunciabili?

La risposta sembra essere no. Infatti potrà rifiutare la proposta di lavoro ritenuta non equa. Sarebbe utile però capire quali sono i requisiti che definiscono non equa una proposta. Le prime informazioni lasciano trasparire un limite territoriale regionale, per cui sarebbe non equa una proposta di lavoro fuori regione. Il concetto di non equa sarà probabilmente assimilato a quello di congruità che ad oggi si utilizza per il mantenimento del diritto all’indennità di disoccupazione, che infatti viene meno al primo rifiuto di offerta di lavoro congrua.

In sintesi alcuni aspetti del Reddito di Cittadinanza:

  1. è un sussidio che dovrebbe integrare il reddito fino a 780 euro mensili

  2. per quantificarlo si terrà conto di vari parametri (ISEE, possesso abitazione principale, reddito, ecc.)

  3. spetterà anche ai pensionati

  4. per ottenerlo non saranno sufficienti i requisiti economici e patrimoniali ma occorreranno anche requisiti di partecipazione

Il beneficiario del sussidio infatti dovrà necessariamente ricercare attivamente un lavoro, prestare almeno 8 ore di servizio settimanale al proprio Comune, non rifiutare più di 3 proposte di lavoro eque.

Tornando quindi al parametro attualmente considerato per definire un’offerta di lavoro è congrua, e quindi per capire con che criterio si possano o meno rifiutare offerte di lavoro ritenute non eque, possiamo analizzare alcuni elementi di decisione:

  1. retribuzione

  2. distanza dal luogo di lavoro

  3. settore

  4. orario

  5. durata del rapporto

  6. tempi di permanenza in disoccupazione